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Il Pagellone

Il Pagellone del Gran Premio di Cina

By Pasquale Panarelli16 marzo 2026
Il Pagellone del Gran Premio di Cina

Presto, compagni, presto!

Tutti in fila, petto in fuori e unitevi anche voi a questo servile quanto doveroso aziendalismo. Benvenuti a Shanghai, dove l’entusiasmo per il nuovo regolamento è obbligatorio e il dissenso è solo un inconveniente da correggere.

Sia lode al Mega Presidente, che ancora una volta ci ha regalato una gara da capogiro: 3.000 sorpassi più dell’anno scorso, 44 giri veloci in fila per tre e un buffet di statistiche da sovraccarico del contatore. Lunga vita all’elettrico, lunga vita alle batterie! Evviva, evviva!

Mercedes, voto 10: La dura realtà del Dragone ci sbatte in faccia un motore così spaventoso che, per difendersi, la concorrenza dovrebbe iniziare a lanciare flare come un caccia intercettore. Siamo davanti a una superiorità tecnica quasi imbarazzante: roba che se Russell e Antonelli affondassero davvero il pedale probabilmente tornerebbero indietro nel tempo, fino all’epoca della dinastia Ming.

In tutto questo, ci alziamo la mattina con un Kimi promosso e commosso: il ragazzo ha stoffa e porta a casa questo 10. In attesa che i nervi saltino nel box e che qualcuno inizi a nascondere le brugole al compagno di squadra, godiamoci questa lotta fratricida. È il loro mondo: gli altri solo comparse con le pile scariche.

Ferrari, voto 8: Un cavallino entra in un bar di Shanghai e il barista gli chiede: "Perché quel muso lungo?" La risposta è tutta qui: la Macarena del venerdì si è trasformata in un amaro maccarone da buttar giù. Charles e Lewis hanno messo in scena uno show da Ferrari Challenge, tra dita negli occhi e scudisciate con l’asciugamano: un duello rusticano utilissimo a inquadrare gli sponsor e a far segnare un picco imprecisato di stampanti vendute. Il risultato finale recita P3 e P4, che ad oggi è semplicemente il massimo ottenibile contro questi alieni argentati. Non siamo disfattisti, la sostanza c’è, ma per puntare al titolo serve quel quid in più che trasformi la zuffa tra compagni in una caccia grossa.

McLaren, voto 4: A Woking sono pionieri assoluti: hanno ufficialmente sdoganato i primi piloti in smart working della storia della Formula 1. Dopo essersi comportati bene nella Sprint, Norris e Piastri devono aver pensato che il resto del week-end fosse facoltativo, decidendo di godersi la domenica con un cornetto, un cappuccino e una buona dose di latte alle ginocchia. Se l’obiettivo era il risparmio energetico, hanno vinto a mani basse.

Red Bull, voto 5: In attesa che il matrimonio tra Ford e i bibitari sforni qualcosa che non sia un costoso fermacarte, rimaniamo qui a contemplare un regolamento tecnico che andrebbe tenuto lontano dalla portata dei bambini. Vedere un talento come Max relegato a fare la comparsa fa male al cuore: lo sanno molto bene i Gasly, i Leclerc e pure i Quartararo, ormai abituati a lottare contro i mulini a vento.

La Red Bull ha toppato la macchina – evento raro quanto un lunedì di buonumore – e il primo a pagarne le spese è proprio lo spettacolo. E poi c’è lui, l’olandese: uno che ha la pazienza di un predatore affamato e che, a occhio, non mi sembra il tipo capace di aspettare con calma il suo turno in fila alle Poste. Se il power non torna a scorrere, il trasloco di Max potrebbe diventare l’unico vero sorpasso dell’anno.

Haas, voto 7: Assenze illustri offrono occasioni ghiotte! Con il forfait Papaya e qualche pasticcio ai piani alti, gli yankee di Gene erano incaricati di un abbordaggio che neanche Capitan Uncino prima di perdere la mano. I due si lanciano in prestazioni da applausi, finché Ocon non decide di risolvere la pratica con una manovra ragliante delle sue, rovinando la festa nel box. Ollie invece resta il nostro Minute Man. Lui il cocco di famiglia, lui la messa cantata, lui l’unica vera certezza che splende anche sotto lo smog di Shanghai.

Alpine, voto 7: Domenica tutta testosterone per ColaCao Colapinto, che ha finalmente dimostrato passo e carattere. Certo, in pista si è preso più schiaffoni di Bombolo nei film di Tomas Milian e, per la cronaca, ha comunque chiuso dietro a un sempre coriaceo Gasly. Eppure la sua difesa è stata un capolavoro di resistenza: ha portato un’Alpine ad annusare l’aria rarefatta della top five. Per un attimo abbiamo visto la luce, poi la realtà (e Ocon) hanno rimesso le cose a posto, ma il ragazzo ha dimostrato di avere pelo sullo stomaco. Bene!

Audi, voto 5: In Audi vige la rotazione del personale: uno corre, l’altro fa il Grand Tour. Questa domenica il volante è toccato a Hulk, unico a timbrare il cartellino, mentre Bortoleto è stato avvistato sul Bund a fotografare lo skyline di Pudong con l’espressione estasiata di chi ha appena scoperto che il mondo non finisce a Ingolstadt. C’è poi chi giura di averlo visto smarrito tra le pagode di Yuyuan, e chi lo ha incrociato a Nanjing Road con un sacchetto di ravioli al vapore e una t-shirt "Made in Italy" pagata un decimo del prezzo. Più che un team di Formula 1, sembra un’agenzia viaggi ad altissimo budget.

Racing Bulls, voto 7: Punti Red Bull? 12. Punti Racing Bulls? 12. Basterebbe questo dato per far scattare un’indagine della neurodeliri a Milton Keynes. Lindblad e Lawson piazzano una pezza provvidenziale su quella che dovrebbe essere la vettura di cortesia, dimostrando che a Faenza c’è ancora qualcuno che sa dove si trova il pedale del gas. Lindblad e Lawson: no dico, mica Batman e Robin, eppure il loro lo fanno con una dignità che altrove latita.

In particolare Liam, che ieri ha chiuso settimo: con lui viene voglia di essere severi come il prefetto del collegio, ricordando che proprio su questo asfalto, l’anno scorso, consumò il suo addio alla Red Bull madre prima di essere sostituito dal nippo più paciarotto della storia. Reagisce bene alla batosta australiana, piazza il muso davanti al compagno e porta a casa la pagnotta. Ha un talento un po’ troppo start-and-stop, ma per questa volta è stato bravo. Senza esagerare, eh.

Williams, voto 6: Eccoci qui: anno nuovo, voti vecchi. Primi punticini stagionali per una FW48 a stecchetto, portati a casa da un Carlos Sainz che deve fare tutto da sé. A Grove sono ufficialmente entrati in ansia da prova costume: con quei 30 kg di sovrappeso, la vettura nel guidato ha il dinamismo di un Antonov. Si attendono diete miracolose entro l’estate, ma intanto ci accontentiamo di questa sufficienza stentata: comunque un voto che io al liceo, nelle ore di matematica, ho visto raramente.

Aston Martin, voto 4: Registriamo con fiero ottimismo i progressi nel box di Lawrence Stroll. Il motore in effetti offre ancora qualche criticità, ma gli ingegneri hanno finalmente capito come far funzionare le gomme: vanno fissate con un grosso bullone centrale e fatte rotolare liberamente sull’asfalto. Solo così si riesce ad avanzare senza trascinare la vettura. Geniale!

Cadillac, voto 3: Ninna nanna, ninna oh! Una bella ronfata per il duo Cadillac che, dopo il brio iniziale di Curva 2, si è mestamente trasformata in un coma vigile. Per evitare che i piloti si addormentassero definitivamente al volante, i tecnici hanno tentato la mossa della disperazione: proiettare sul dashboard alcuni capolavori del cinema d’impegno civile quali Giovannona coscialunga e Quel gran pezzo dell’Ubalda. L’idea era di tenerli attivi con stimoli… diciamo visivi di un certo spessore, ma niente da fare: l’encefalogramma è rimasto tragicamente piatto. Sono arrivati nelle retrovie delle retrovie, girando di media – ripeto, di media! – tre secondi più lenti rispetto al gruppo centrale. Ah, il jetlag, che brutta bestia…

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